La rinascita della "Folgore"
Lenta e costellata da innumerevoli difficoltà, fu la ricostruzione della Specialità paracadutisti nel secondo dopoguerra.
Infatti le clausole del Trattato di Pace erano drasticamente limitative riguardo le Forze Armate Italiane e non tenevano in nessun conto il fatto che queste ultime, dall' Ottobre 1943 all' Aprile 1945, avevano operato a fianco degli Alleati.
Tra le altre imposizioni dettate, vi era il divieto di costituire ed addestrare unità di paracadutisti, proprio alla luce dell' importanza che la nascente specialità aveva dimostrato nel corso del conflitto mondiale.
Nel 1946 fu attuato un Centro di Esperienze per il Paracadutismo Militare, formato a Roma con ufficiali e sottufficiali istruttori già appartenenti al reggimento "Nembo", che furono in grado di procedere con l'addestramento, utilizzando vecchi materiali di lancio ed aerei SM-82 sfuggiti alla demolizione, grazie alla cessione al Sovrano Militare Ordine di Malta, con le cui insegne volavano. Così fu possibile far riprendere i cicli addestrativi di lancio ad ex militari ed anche ad un certo numero di civili.
Nel gennaio 1947 vennero riuniti presso il Centro Militare di Paracadutismo (C.M.P.) di Roma, comandato dal Tenente Colonnello Izzo.
L'anno seguente, grazie alla costituzione di una unità sperimentale a livello di compagnia, che iniquadrava anche personale di leva, il Centro lasciò la sede romana per portarsi il 13 marzo a Viterbo, ove già nel periodo bellico era esistita la Scuola paracadutisti militari, affiancata nel 1942 a quella di Tarquinia.
Nel contempo, mutata la situazione internazionale ed apertosi il periodo della "guerrafredda" tra le potenze occidentali ed i paesi del blocco sovietico, vennero ad attenuarsi le pesanti limitazioni imposte dal Trattato di Pace, mentre l'ingresso dell' Italia nell' ambito della N.A.T.O., ne sanci la definitiva caduta.
L' attività del Centro poté allora proseguire senza soste: le compagnie paracadutisti divennero due e nel 1952 diedero vita al battaglione paracadutisti, prima unita di tale livello ad essere costituita nel dopoguerra.
Vennero successivamente costituiti un reparto carabinieri paracadutisti, un reparto sabotatori e cinque plotoni alpini paracadutisti destinati ad altrettante Brigate. Contemporaneamente veniva migliorato il materiale di lancio con l'adozione del paracadute C.M.P. 53 (che finalmente prevedeva anche il paracadute ausiliario) mentre nel campo aereo i vetusti SM-82 lasciarono il campo ai più moderni Fairchild C-119G FLYING BOXCAR (o ''vagoni volanti" nella diffusa dizione italiana) ceduti dagli Stati Uniti in conto MDAP (Mutual Defence Assistance Program).
A partire dal 1957 venne ampliato il contingente di leva destinato a ricevere il brevetto da paracadutista ed allo stesso tempo il battaglione operativo venne ampliato quanto ad organici, trasformandosi nel 1° gruppo tattico paracadutisti. A seguito di questo potenziamento fu presa la decisione di lasciare la vecchia sede di Viterbo e di trasferire tutte le unita appartenenti alle aviotruppe nelle nuove sedi di Pisa e Livorno.
A Pisa si trasferirono il Centro Militare di Patacadutismo, i reparti Carabinieri e Sabotatori, il reparto Addestramento Reclute, l'Ufficio Studi ed Esperienze e la compagnia aviorifornimenti, mentre a Livorno ebbe sede il 1° gruppo tattico paracadutisti e la costituenda 1° batteria artiglieria paracadutisti. Contemporaneamente a tutti gli effettivi di queste unità fu concessa l'autorizzazione a portare, al posto del basco "cachi" precedentemente in uso, quello "grigioverde" (già della Nembo) quale riconoscimento simbolico della Specialità che si apprestava a nuovi importanti sviluppi.
Il 1 gennaio 1963, per trasformazione del Centro Militare di Paracadutismo, si costituì a Pisa la Brigata Paracadutisti, con la seguente struttura:
Comando
Compagnia carabinieri paracadutisti (divenuta poi battaglione)
Battaglione sabotatori paracadutisti
1° reggimento paracadutisti (su due battaglioni)
Gruppo artiglieria da campagna paracadutisti
Sezione elicotteri (costituita soltanto nel 1966)
Centro Addestramento Paracadutisti (CEPAR)
L'anno successivo il Comando di Brigata si trasferi a Livorno riunendosi a tutte le altre unità operative, mentre a Pisa il CEPAR cambio denominazione assumendo quella di Scuola Militare di Paracadutismo (SMIPAR).
Negli anni successivi la "Folgore" si è trovata in prima linea, sia nei casi di emergenza civile, quali inondazioni (1966) e terremoti, sia in quelle occasioni in cui l' uso della forza è stato inevitabile.
Finalmente il 10 giugno 1967 la Brigata Paracadutisti fu autorizzata a fregiarsi del glorioso nome di "Folgore" mentre ai suoi effettivi, pochi giorni dopo, fu assegnato il basco di colore amaranto, seguendo una tradizione comune a quasi tutti i paesi del mondo, che vuole le truppe d'elite dotate di baschi dai colori immediatamente identificabili.
L'attivitá addestrativa prosegui intensa, portando i membri della Brigata ai più alti livelli internazionali, grazie anche a numerose esercitazioni, spesso in ambito N.A.T.O., che ne ufficializzarono la preparazione.
Di pari passo prosegui l'ammodernamento dei mezzi e dei materiali in dotazione, in particolar modo di quelli aerei con la progressiva sostituzione dei vecchi C-119 da parte dei più moderni e capaci C-130 HERCULES e dei G-222 di progettazione italiana, oltre che l'adozione di elicotteri di vario tipo.
Il 1971 tuttavia veniva funestato da una grande tragedia: l'alba del 9 novembre un C-130K della Royal Air Force, rischierato insieme ad altri velivoli dello stesso tipo a Pisa per un ciclo di esercitazioni, si inabissava dopo il decollo nella zona delle secche della Meloria con a bordo 46 paracadutisti della Brigata partiti per effettuare un aviolancio in Sardegna. Nelle difficili operazioni di recupero perdeva la vita anche il Serg. Magg. Giannino Caria del btg. sabotatori, decorato alla Memoria di Medaglia d'Oro al Valor Civile ed a cui oggi è intitolata l'ammiraglia della piccola flotta di imbarcazioni della Brigata.
La ristrutturazione dell'Esercito italiano, avvenuta nel 1975, che mirava a privilegiare la componente qualitativa rispetto a quella quantitativa, incise profondamente sulla struttura della Brigata, con lo scioglimento del 1° reggimento, l' assegnazione di un nominativo ai singoli battaglioni o gruppi e la costituzione di nuove unita di supporto. In base a tale ristrutturazione i battaglioni paracadutisti 2° e 5° assunsero la denominazione di Tarquinia e El Alamein il battaglione carabinieri assunse quello di Tuscania, il battaglione sabotatori divenne 9° Col Moschin ed il gruppo di artiglieria fu ribattezzato 185° Viterbo, mentre il reparto aviazione divenne 26° gruppo squadrone A.L.E. Giove.
Vennero inoltre costituiti un battaglione logistico e le compagnie esplorante, controcarri, e genio pionieri, tutti identificati dal nome di "Folgore". Contemporaneamente il battaglione reclute della Scuola Militare di Paracadutismo di Pisa assunse la numerazione di 3° e la denominazione di Poggio Rusco.
Successivi riordinamenti organici, interni alla Brigata, portarono allo scioglimento delle compagnie esplorante e controcarri, i cui effettivi, con logica evolutiva tendente a rendere sempre più efficienti e autonome le unità base, furono ripartiti in seno al 2° e al 5° battaglione. Infine esigenze di ordine logistico, resesi necessarie per ridurre il numero dei reparti esistenti presso la sede di Livorno, portarono ad una dislocazione del 5° battaglione e della compagnia genio pionieri, ora genio guastatori, rispettivamente presso le nuove sedi di Siena e di Lucca.
Nell' anno 1992 veniva costituito il 183° btg. Nembo con sede nella città di Pistoia, razionalizzando così l' insediamento territoriale della Brigata. L'anno successivo il 183° Battaglione, divenne 183° Reggimento costituto dal Battaglione fucilieri e dalla Compagnia CCS. E così via tutti gli altri, il 2°, con sede alla caserma Vannucci di Livorno divenne 187° Reggimento Paracadutisti Folgore, e il 5° Battaglione 186° reggimento Paracadutisti Folgore.
I Battaglioni rimasero, vennero integrati nei Reggimenti, cosicchè ogni Reggimento era costituito da un Battaglione composto da quattro compagnie fucilieri e una compagnia mortai pesanti, e da una compagnia comando e servizi esterna al battaglione che dipendeva direttamente dal Comando di Reggimento.
Nacque anche il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti, con sede a Livorno alla caserma Pisacane.
Il Reggimento aveva una struttura simile ai Reggimenti 183,186,187, ma le Compagnie operative venivano chiamate "batterie" ed erano inquadrate in un Battaglione.
Negli anni successivi i Battaglioni ebbero qualche cambiamento a livello di Compagnie fucilieri (da quattro a tre), ma la struttura rimase fondamentalmente intatta. Tuttavia ci furono significativi cambiamenti nel resto della Brigata.
Nel 1995 il 9° Battaglione Col Moschin prese la denominazione di 9° Reggimento.
Nel 1999 la SMiPar, Scuola Militare di Paracadutismo con sede a Pisa, divenne CeAPar (Centro Addestramento Paracadutismo).
Nel 2000 il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti divenne 185° R.A.O., Reparto Acquisizione Obiettivi e fu inquadrato nelle Forze Per Operazioni Speciali.
Nello stesso anno i Carabinieri escono dall'Esercito costituendo una propria Forza Armata e di conseguenza il Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania esce dalla Folgore.
Nel 2001 viene ricostituito l'8° Reggimento Genio Guastatori Paracadutisti con sede a Legnago (Verona), che andrà a sostituire il Battaglione Genio Guastatori Paracadutisti di Lucca.
Nel 2001 l'ultimo cambiamento ai Battaglioni del 183°, 186° e 187° ai quali venne aggiunta una compagnia controcarri.
Tuttavia nel 1997, speculazioni di una nota corrente politica, hanno rischiato di far sparire per sempre i Baschi Amaranto, la Brigata folgore ha rischiato realmente lo scioglimento.
Montato ad arte il "Somalgate" dal settimanale "panorama", nell'Aprile 2001 la sentenza della Giustizia Italiana:
Le foto apparse sul periodico erano state manipolate, insomma, fotomontaggi. E i racconti accusatori dei pseudo-parà italiani, storie gonfiate ad arte da mitomani in cerca di notorietà, probabilmente finanziati da "qualcuno" che non ha mai gradito la Brigata Paracadutisti. Ma la Folgore ha "tenuto botta", si è chiusa in se stessa come fanno le Grandi Famiglie, ha resistito come è Suo Stile ed ha atteso il momento del grande riscatto.
Oggi la Brigata Paracadutisti è così composta:
Reparto Comando e Supporti Tattici - Sede a Livorno
Centro Addestramento Paracadutistmo - Sede a Pisa
183° Reggimento Paracadutisti "Nembo" - Sede a Pistoia
186° Reggimento Paracadutisti "Folgore" - Sede a Siena
187° Reggimento Paracadutisti "Folgore" - Sede a Livorno
8° Reggimento Genio Guastatori Paracadutisti - Sede a Legnago
185° Reggimento Acquisizione Obiettivi - Sede a Livorno
9° Reggimento D'assalto Paracadutisti "Col Moschin" - Sede a Livorno
Dopo anni di impiego a "singhiozzo" e di secondo livello nelle missioni umanitarie, la Folgore torna ad operare in quelle pericolosissime zone del mondo per cui è stata creata, essendo stata schierata negli ultimi anni in Kosovo ("richiamata" spesso nei Balcani per ristabilire l'ordine nei periodi di caos), in Afghanistan, Sudan ed Iraq. Nell'ultimo anno, 2005, ha addirittura schierato contemporaneamente i suoi cinque leggendari Reggimenti 9°, 183°, 185°, 186°, 187° tra Sudan ed Iraq.
Gli Incursori del 9° Reggimento Col Moschin, manco a dirlo, non hanno mai trovato pausa, sono l'unico Reggimento, non solo dell'Esercito, ma delle intere Forze Armate Italiane ad aver partecipato a tutte le missioni all'estero in cui è stata coinvolta l'Italia.
Dato importante è stato l'impiego dell'intera Brigata al G-8 di Genova nel luglio 2001. Ai Paracadutisti il compito di garantire la sicurezza all'aeroporto Cristoforo Colombo, considerato "zona rossa". Nei giorni caldi del G-8 i Parà italiani ebbero l'esclusivo ed importante incarico di garantire, insieme al personale americano, la sorveglianza all'Air Force One, l'aereo del Presidente degli Stati Uniti George Bush.
Superata quindi "l'oscurita" voluta da una particolare componente politica che governava l'Italia nella seconda metà degli anni novanta, la Brigata è tornata nei posti che le competono, quelli dove è necessario un addestramento ai massimi livelli per disimpegnare i compiti assegnati.

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